Diano Marina, quando Piazza Jacopo Virgilio era la “piazza dell’olio”

Nel ricordo di Franco Marabello, la Diano Marina del primo dopoguerra non è soltanto una località della Riviera: è un nodo commerciale attraversato da camion, cisterne ferroviarie, damigiane, bottiglie, latte d’olio e uomini che comprano, assaggiano, confezionano e spediscono. Al centro di quel sistema c’è Piazza Jacopo Virgilio, ricordata come la “piazza dell’olio”.

Camion storici in Piazza Jacopo Virgilio a Diano Marina, ricordata come Piazza dell’Olio
Camion in Piazza Jacopo Virgilio a Diano Marina, la “Piazza dell’Olio”. Fotografia riprodotta nel volume di Franco Marabello; originale indicato nel libro come proveniente dall’archivio di Jolanda Damonte.

Il 1° febbraio 1951: l’ingresso nella “piazza dell’olio”

Franco Marabello fissa il ricordo a una data precisa: 1° febbraio 1951. Aveva da poco compiuto vent’anni e stava per iniziare un nuovo lavoro a Diano Marina, nella ditta Dott. O.B. Ardissone. Entrando in Piazza Jacopo Virgilio vide un grande cartello, voluto - secondo il suo racconto - dall’allora sindaco Pietro “Peo” Ghigliazza, che richiamava due secoli di commercio oleario dianese, dal 1750 al 1950.

Il valore di quella pagina non sta soltanto nella data riportata sul cartello. Sta soprattutto nella scena che Marabello ricostruisce attorno alla piazza: più aziende olearie concentrate nello stesso spazio, traffico continuo di merci, mezzi in arrivo e in partenza e una rete di rapporti commerciali che collegava Diano Marina con Oneglia, Porto Maurizio, la ferrovia e mercati molto più lontani.

Nelle sue memorie compaiono, oltre alla Dott. O.B. Ardissone, realtà come Realino & C. di Tatà Taramasco, Lombardi, Trucco e Cavallero e, più avanti nel racconto, l’oleificio di Mario Muratorio. L’immagine che ne emerge è quella di una vera concentrazione commerciale dell’olio, non di una semplice piazza cittadina.

Una logistica dell’olio prima della logistica moderna

Marabello descrive l’attività della piazza come quasi frenetica. Camion e carretti a mano si muovevano attorno alle aziende; arrivavano anche cisterne ferroviarie cariche d’olio. Nelle giornate invernali più rigide, racconta, si arrivava ad accendere il fuoco sotto le cisterne per rendere nuovamente fluido il contenuto. È un dettaglio concreto, quasi fisico, che restituisce il modo in cui temperatura, trasporto e tempi di consegna entravano direttamente nel lavoro quotidiano.

La piazza non riceveva soltanto olio. Vi convergevano anche i materiali necessari a confezionarlo: damigiane rivestite di vimini, bottiglie di formati diversi, contenitori metallici e latte decorate. Una volta preparato, il prodotto ripartiva verso clienti e distributori in Liguria, Lombardia, Piemonte, Emilia e Triveneto. Una parte dei movimenti passava inoltre dalla stazione ferroviaria, mentre i trasportatori locali servivano i collegamenti con Oneglia e Porto Maurizio.

Questo passaggio è importante perché amplia l’idea stessa di “storia dell’olio”. Dietro la bottiglia c’erano vetrai, lattonieri, autotrasportatori, ferrovieri, magazzinieri e confezionatrici. Piazza Jacopo Virgilio, nelle memorie di Marabello, appare quindi come un piccolo hub logistico oleario molto prima che questa espressione entrasse nel linguaggio delle imprese.

La Dott. O.B. Ardissone e il giovane Franco Marabello

Il punto di osservazione privilegiato del racconto è la Dott. O.B. Ardissone. Marabello ricorda il titolare, Orazio Bernardo Ardissone, conosciuto come “U sciü Nino”, come una figura centrale della piazza: commerciante, assaggiatore d’olio e imprenditore capace di muoversi tra acquisti, vendite, qualità del prodotto e relazioni con mediatori e operatori di altre città. È una testimonianza personale, legata alla lunga esperienza professionale dell’autore.

Lo scagno dell’azienda - il piccolo ufficio commerciale - riceveva direttori di banca, estimatori, fornitori, clienti, rappresentanti e mediatori. Era il luogo nel quale i campioni passavano di mano e la conoscenza del prodotto diventava decisione economica. Questo aspetto si ritrova anche nel racconto di scagni, sensali e mediatori nell’articolo sulla storia dell’olio a Imperia.

Franco Marabello e Giuseppe Patrone all’ingresso della ditta Ardissone a Diano Marina nel 1958
Diano Marina, 1958. All’ingresso della Ditta Dott. O.B. Ardissone: Franco Marabello e il magazziniere Giuseppe Patrone, detto “Pippo della manente”, con il caratteristico grembiule di sacco. Immagine riprodotta nel volume.

Dentro un magazzino oleario degli anni Cinquanta

Le pagine successive entrano materialmente nel magazzino. Marabello ricorda un grande portone di legno, le targhe “Olio di oliva” e “Olio di semi”, un’antica basculla per pesare fusti e damigiane, filtri a carte assorbenti, pompe, recipienti metallici e una vecchia macchina per chiudere le latte. Tra gli strumenti compare anche una “cassa” di rame da circa un litro, usata durante le operazioni di travaso e riempimento.

Il lavoro non era soltanto movimentazione di fusti. Nel magazzino e nei locali di confezionamento si riempivano e lavavano bottiglie e damigiane; Marabello ricorda uomini e donne impegnati in mansioni diverse. In fondo al magazzino c’era inoltre un piccolo spazio destinato al controllo della qualità dell’olio. Alcuni campioni, secondo il suo racconto, venivano portati all’oleificio sperimentale di Porto Maurizio per analisi.

Il quadro che ne risulta è molto distante dall’immagine romantica di un commercio artigianale privo di organizzazione. Anche in un ambiente descritto come antico convivevano pesatura, filtrazione, confezionamento, controllo del prodotto, gestione dei campioni e rapporti con fornitori e clienti.

Nel vecchio scagno, due documenti del Settecento

Uno dei dettagli più suggestivi riguarda l’ufficio di Ardissone. Marabello lo definisce un antico scagno genovese: scrivania ingombra di campioni d’olio, un solo telefono e, alle pareti, documenti molto più antichi dell’azienda in cui lavorava. Fra questi ricorda una cambiale del 1786 e una polizza relativa a un carico d’olio datata 15 aprile 1796.

La presenza di questi documenti non prova da sola una continuità imprenditoriale ininterrotta fra Settecento e Novecento. Ha però un forte valore culturale: mostra quanto il commercio oleario fosse percepito, dagli stessi operatori del settore, come una storia lunga e degna di essere conservata.

Polizza di un carico d’olio del 15 aprile 1796, conservata nello scagno della ditta Ardissone
Polizza di un carico d’olio, datata 15 aprile 1796, esposta nell’ufficio della Dott. O.B. Ardissone. Documento riprodotto nel volume di Franco Marabello.
Cambiale a piacere del 1786, esposta nello scagno della ditta Ardissone
Cambiale “a piacere” del 1786, anch’essa esposta nello scagno della Dott. O.B. Ardissone e riprodotta nel volume.

Una piazza collegata a un mercato molto più grande

La “piazza dell’olio” non viveva isolata. Le memorie di Marabello la collegano ai grandi commercianti genovesi, ai centri del Ponente ligure, alle raffinerie di Oneglia, al porto di Genova e perfino a operazioni con merci provenienti dall’estero. Racconta acquisti e rivendite di partite d’olio, arrivi via ferrovia, lattine acquistate in Spagna e trattative concluse senza che la merce dovesse necessariamente rimanere a lungo nel magazzino dianese.

Per comprendere il ruolo di Diano Marina è proprio questo il punto decisivo: Piazza Jacopo Virgilio era il luogo visibile di una rete molto più ampia. La piazza concentrava aziende, persone e mezzi, ma il suo vero valore stava nei collegamenti che riusciva ad attivare con fornitori, trasportatori, intermediari, raffinerie e clienti.

Per questo il racconto si integra con la più ampia storia olearia di Imperia e del Ponente. Oneglia, Porto Maurizio e Diano Marina non erano mondi separati: nelle memorie di chi lavorava nell’olio appaiono come nodi differenti della stessa geografia economica.

Perché raccontare oggi la Piazza dell’Olio

Il valore di queste pagine non è quello di trasformare il passato in leggenda. Al contrario, i dettagli concreti - i camion, i fusti, i campioni, la basculla, il telefono dello scagno, i documenti appesi alle pareti - permettono di ricostruire una parte della vita economica del Ponente ligure attraverso la memoria di chi l’ha vissuta.

Per l’Archivio storico di SCIATASTE, Piazza Jacopo Virgilio è quindi un luogo particolarmente significativo: mostra come l’olio abbia organizzato spazi urbani, mestieri e reti commerciali, lasciando una traccia che va oltre la storia di una singola azienda. È una pagina di cultura materiale dell’olio ligure, raccontata dal punto di vista di un giovane Franco Marabello che proprio lì, nel 1951, entrava nel mestiere.

Domande frequenti

Perché Piazza Jacopo Virgilio veniva chiamata “piazza dell’olio”?

Nelle memorie di Franco Marabello la piazza concentrava diverse aziende olearie e un intenso movimento di camion, carretti, cisterne, materiali da imballaggio e prodotto confezionato. Per questo viene ricordata come il cuore dell’attività olearia di Diano Marina.

Quando iniziò Franco Marabello a lavorare a Diano Marina?

Marabello indica il 1° febbraio 1951 come il giorno in cui, appena ventenne, entrò nella Ditta Dott. O.B. Ardissone.

Quali attività si svolgevano attorno alla piazza?

Compravendita e assaggio dell’olio, ricezione di merci, pesatura, filtrazione, confezionamento, stoccaggio e spedizione. Le memorie descrivono anche collegamenti ferroviari e trasporti verso varie regioni italiane.

Quali documenti storici erano conservati nello scagno di Ardissone?

Il volume riproduce una cambiale del 1786 e una polizza relativa a un carico d’olio del 15 aprile 1796, che Marabello ricorda esposte nell’ufficio.

Nota metodologica

Questo articolo rielabora informazioni e immagini tratte dal volume di Francesco “Franco” Marabello, Scià taste in po’ - Assaggi un poco. Pagliuzze di storia olearia imperiese nei ricordi di un ottuagenario. Le informazioni vengono presentate come testimonianze del libro; quando necessario, date, denominazioni e singole vicende potranno essere confrontate con fonti archivistiche e istituzionali. La presenza di aziende o persone nel volume non implica rapporti attuali con SCIATASTE.

Per collegare questa geografia del commercio al territorio olivicolo contemporaneo, leggi la pagina sull’olio di Imperia e del Ponente ligure, che distingue origine delle olive, luoghi di lavorazione e sedi delle imprese.

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